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1.2 Un discernimento “di pancia”: ascoltare le emozioni! Chi ha detto che il discernimento vocazionale sia solo questione di preghiera, digiuni, esercizi spirituali e volontà forte? La vera vocazione passa anzitutto dalla pancia, dalle nostre emozioni. Impariamo ad ascoltarle! Solo testa? Solo cuore? Solo pancia? In un mondo frenetico e pieno di distrazioni, spesso ci viene detto di mettere da parte le emozioni e di focalizzarci solo sulla razionalità: “le scelte si fanno con la testa!”. In ambito cattolico poi, questo è portato talvolta ai massimi livelli: bisogna imparare a pensare, a ragionare, a pregare, a far prevalere i valori sulle “voglie”… E così tutto si sposta sulla testa, e la pancia chi l’ascolta più? Abbiamo addirittura la sensazione che ciò che “sentiamo” sia spesso “brutto e cattivo”, qualcosa da cui difenderci, qualcosa da tenere a bada, qualcosa che ci può solo portare fuori strada! Eppure, udite udite: questo non è assolutamente vero! Al contrario: non si può fare discernimento vocazionale senza ascoltare anche la pancia. Direi di più: non si può essere davvero cristiani (cioè non si può essere davvero uomini e donne autentici, di vera umanità) se non ascoltiamo anche la “pancia”, le nostre emozioni. L’aspetto emotivo infatti è tanto importante quanto quello razionale, e qualsiasi scelta che non prenda in considerazione questo piano sarà destinata con il tempo ad inaridirsi, svuotarsi di senso, e infine, svanire nel nulla come se mai ci fosse stata. Certamente è importante rifuggire anche la tentazione contraria: ascoltare solo la nostra pancia, decidere solamente in base all’emozione, è tanto pericoloso quanto ingannevole! Il miglior modo per cacciarsi nei guai! Tutto insieme, “tutto di noi” Allora, come sempre, vale la regola d’oro dell’umanità (e della nostra fede): imparare a tenere insieme tutti i piani, a metterli in dialogo fra loro, senza trattarli come cose estranee o necessariamente in disaccordo. Mente, pancia (aggiungiamo anche “cuore), corpo, spirito: tutto insieme, perché solo quando è “tutto di noi” a decidere, allora la strada potrà essere più sicura, stabile, vera, autentica, e cioè davvero “vocazionale”. Ricordate: “Amare con tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente, tutte le forze”, questo è il primo e unico comandamento! Per questo anche (e soprattutto!) nel cammino di discernimento vocazionale è di fondamentale importanza saper ascoltare le proprie emozioni, leggerle e dare loro un nome. Come giovani che desiderano abbracciare una vocazione cristiana, avete bisogno di crescere in questo processo di consapevolezza emotiva, che può rivelarsi uno strumento assai prezioso. In che senso le emozioni sono importanti? Le emozioni sono parte integrante della nostra esperienza umana. Sono come indicatori interni che ci aiutano a comprendere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda. Quando impariamo ad ascoltare le nostre emozioni, ci mettiamo in sintonia con la profondità di noi stessi e piano piano riusciam

Francese

1.2 Un discernement « instinctif » : à l'écoute des émotions ! Qui a dit que le discernement vocationnel n’était qu’une question de prière, de jeûne, d’exercices spirituels et de forte volonté ? La vraie vocation vient d'abord du ventre, de nos émotions. Apprenons à les écouter ! La tête seulement ? Seulement le cœur ? Le ventre seulement ? Dans un monde frénétique et plein de distractions, on nous dit souvent de mettre nos émotions de côté et de nous concentrer uniquement sur la rationalité : « les choix se font avec la tête ! ». Dans le contexte catholique, cela est parfois porté au plus haut niveau : il faut apprendre à penser, à raisonner, à prier, à laisser les valeurs primer sur les « désirs »… Alors tout bascule vers la tête, et qui écoute encore le ventre ? On a même le sentiment que ce que l'on « ressent » est souvent « laid et mauvais », quelque chose contre lequel se défendre, quelque chose à tenir à distance, quelque chose qui ne peut que nous égarer ! Pourtant, écoutez, écoutez : ce n’est absolument pas vrai ! Au contraire : on ne peut pas faire de discernement vocationnel sans écouter aussi son instinct. Je dirais plus : nous ne pouvons pas être vraiment chrétiens (c'est-à-dire que nous ne pouvons pas être des hommes et des femmes vraiment authentiques, d'une véritable humanité) si nous n'écoutons pas aussi nos « instincts », nos émotions.En fait, l’aspect émotionnel est aussi important que l’aspect rationnel, et tout choix qui ne prend pas en compte ce plan sera, avec le temps, voué à se tarir, à se vider de sens et finalement à disparaître dans les airs comme s’il n’avait jamais existé. Il est certainement important d’éviter aussi la tentation inverse : n’écouter que son instinct, décider uniquement sur la base de l’émotion, est aussi dangereux que trompeur ! La meilleure façon d'avoir des ennuis ! Tous ensemble, « nous tous » Alors, comme toujours, la règle d'or de l'humanité (et de notre foi) s'applique : apprendre à maintenir tous les projets ensemble, à les mettre en dialogue les uns avec les autres, sans les traiter comme des choses étrangères ou nécessairement en désaccord. Esprit, ventre (nous ajoutons aussi « cœur), corps, esprit : tous ensemble, car ce n'est que lorsque c'est « nous tous » qui décide que le chemin peut être plus sûr, plus stable, vrai, authentique et vraiment « vocationnel ». Rappelez-vous : « Aimer de tout votre cœur, de toute votre âme, de tout votre esprit, de toutes vos forces », tel est le premier et unique commandement ! Pour cette raison aussi (et surtout !) dans le chemin du discernement vocationnel, il est d'une importance fondamentale de savoir écouter son propre commandement. émotions, lisez-les et donnez-leur un nom.En tant que jeunes qui souhaitent embrasser une vocation chrétienne, vous devez grandir dans ce processus de conscience émotionnelle, qui peut s’avérer être un outil très précieux. Dans quel sens les émotions sont-elles importantes ? Les émotions font partie intégrante de notre expérience humaine. Ce sont comme des indicateurs internes qui nous aident à mieux nous comprendre nous-mêmes et le monde qui nous entoure. Quand on apprend à écouter ses émotions, on devient en phase avec le plus profond de soi et petit à petit on réussit.

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